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Sotto le feste

Non aggiorno il blog da quasi due mesi, che vergogna. Mi dico sempre di scrivere qualche cosetta e invece niente.

Beh, negli ultimi tempi ho avuto parecchio da fare, sia lavorativamente, sia a livello di vita privata. Tante cose da fare per sopravvivere al cambiamento di vita non mi hanno permesso di dedicare qualche minuto alla perduta arte della scrittura.

Ho deciso che a partire dal nuovo anno devo arrivare a pochi ma importanti traguardi, uno dei quali è sistemare questo sito/blog in maniera più moderna. Del resto è il mio lavoro, e che cavolo!

Un altro obiettivo che intendo perseguire è il rilascio di Libercab, che giace nell’oblio dell’hard disk da troppo tempo ormai. Mi riprometto di lavorarci almeno un’oretta al giorno, finchè non termino almeno una beta presentabile.

Speriamo bene.. 😀

Long time so far

Dall’ultimo aggiornamento del blog è passato anche troppo tempo, i 4 lettori che ho si saranno dimenticati di me. Non che cose degne di essere raccontate non siano successe, anzi. Il problema principe è quello che accomuna la gran parte degli esseri senzienti del pianeta e che viene perniciosamente esteso a molti dei loro quadrupedi domestici: la pigrizia.

Se questa piaga sociale non esistesse, il mondo sarebbe sicuramente un paradiso in terra etcetera etcetera.

Forse non è un caso che le persone di successo sono anche quelle meno pigre, ma purtroppo non è vero il contrario.

Rileggendo, ho scritto proprio un post pigro..

Centocelle e Regina Coeli

A Roma circola una leggenda di cui non ho mai trovato una smentita e che riguarda una questione di molti anni fa: uno scambio di nomi. Read more

La fine del mondo

Nel grandioso film The Matrix, che non ha avuto alcun seguito, l’agente Smith cercava di spiegare perchè le macchine avessero ricostruito la società umana così com’era nella realtà, a seguito dei fallimenti che occorrevano quando si tentava di dare all’uomo un paradiso in terra; le sue parole erano “l’uomo riconosce come propria solo una condizione di miseria”.

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Che fare

Sono tempi difficili per la società e l’economia occidentali. Sono cadute le certezze e con esse le speranze per il futuro, cosa che provoca in moltissime persone, me compreso, uno sconcerto difficilmente sopportabile.

La domanda che tutti si fanno e che qualcuno ha posto anche a me è la più semplice da formulare e la più difficile a cui rispondere: che fare?

che fare

In quale campo lavorativo ci si deve applicare per avere una ragionevole probabilità di ottenere successo? In quale Paese del mondo andare per tentare la fortuna? Tenersi i sudati risparmi sotto al materasso, metterli in banca, investirli in borsa? Caricarsi sulle spalle un mutuo pluridecennale per acquistare a costo di enormi sacrifici un bilocale in periferia?

Non lo so.

Non ho una risposta facile, veloce e sicura. Non ne ho nemmeno una difficile, lenta e incerta se è per questo. Come si fa a programmare il proprio futuro se non è nemmeno certo che la banca dove uno ha il conto corrente sarà ancora in piedi alla fine dell’anno?

I media di sicuro continuano il loro bombardamento psico-terroristico, sguazzando come piraña nelle tragiche vicende di coloro che scelgono di uccidersi a causa dei problemi economici, ripetendo fino allo sfinimento del pubblico che la vita costa sempre di più, c’è sempre meno lavoro, che la fine del mondo è vicina.

Forse il primo passo è disintossicarsi dalle notizie, magari per una settimana, meglio ancora per un mese, e riprendere la giusta prospettiva delle cose. Poi si deve fare una profonda analisi interiore, cercando di capire senza falsità quali sono le proprie aspirazioni, le prospettive, le capacità e la volontà. Penso che a quel punto la strada si delineerà da sola, almeno nella direttrice principale.

Per quanto possa sembrare strano, il mondo oggi è sicuramente un posto migliore rispetto a 50, 100 o 500 anni fa. Si può viaggiare fino agli antipodi con cifre relativamente basse e in tempi rapidi, si può comunicare con i propri cari in tempo reale e a costi irrisori da qualunque parte del mondo, puoi mangiare un piatto di rigatoni alla carbonara nella città proibita di Beijing, nelle favelas di Rio o su una spiaggia della California (magari non come quelli della mamma, ma pazienza). L’importante è avere voglia di cambiare la propria vita e saper rinunciare a qualche comodità superflua, in cambio della speranza di un futuro migliore.