La fine del mondo

Nel grandioso film The Matrix, che non ha avuto alcun seguito, l’agente Smith cercava di spiegare perchè le macchine avessero ricostruito la società umana così com’era nella realtà, a seguito dei fallimenti che occorrevano quando si tentava di dare all’uomo un paradiso in terra; le sue parole erano “l’uomo riconosce come propria solo una condizione di miseria”.

Gia Nietzsche, nella celeberrima Nascita della Tragedia, affermava che, rifacendosi probabilmente al dialogo platonico Il Simposio, l’uomo cerca sempre quello che non ha. Da qui la tendenza, nei periodi bui, a cercare il riso e l’allegria e, analogamente, la spinta alla tragedia durante le epoche di vacche grasse.

Per quanto molti possano obiettare, il nostro è sicuramente un periodo di vacche grasse: rispetto anche a solo un secolo fa, abbiamo molti più diritti di allora, medicine migliori, accesso alla cultura e all’informazione impensabili, possibilità di viaggiare in ogni parte del globo in maniera rapida, sicura ed economica, molto tempo libero a disposizione. Basti solo pensare a quale potesse essere la vita di un contadino siciliano del 19° secolo o quella di un artigiano ebreo nella Roma pontificia e subito appare chiaro il salto qualitativo delle nostre vite. Certo, c’è la crisi e bla bla bla, ma di sicuro non siamo ai livelli di un tempo.

Cosa provoca un diffuso benessere unito a molto tempo libero e coadiuvato da un’estrema facilità nel reperire qualunque tipo di informazione? Una tendenza, che ho spiacevolmente riscontrato in diverse persone, a credere, quando non coniare, sciocche baggianate sulla presunta fine del mondo.

Ora, sappiamo tutti che niente è eterno e che quindi tutto ha fine. In realtà sappiamo anche che materia ed energia sono equivalenti, al netto di una costante, e che la quantità di energia dell’Universo non può cambiare. Cosa era prima del Big Bang e cosa sarà dopo il big Crunch, se ci sarà, sono pure speculazioni metafisiche che, per evidenti questioni temporali, ci riguardano poco. La fine di un oggetto materiale, quale può essere il nostro pianeta, sarà la fine della sua esistenza come aggregato di materia, trasformandosi in energia che aumenterà l’entropia, cioè il grado di disordine o temperatura, dell’Universo stesso.

Questi sono normali processi fisici, così come quando lancio un sasso in alto mi aspetto che poco dopo ricada verso il basso.

Quello che non è normale, e che di fatto non accadrà perchè non c’è alcuna ragione per cui accada, è che in un certo giorno X, calcolato da qualcuno sulla base di antiche iscrizioni di un popolo estinto, il mondo finisca.

Mondo è un termine generico, può indicare il pianeta Terra in senso letterale quanto l’ambiente in cui vive un oggetto di riferimento: si può dire “il mondo boscoso di Endor” quanto “il mondo di Alice” o “vive in un mondo tutto suo”.

A livello planetario, non c’è alcun motivo o indizio che possa portare a pensare che la Terra possa subire danneggiamenti vari, così come se lancio il famoso sasso non penso minimamente che possa esplodere per aria o andare chissà dove, perchè non sarebbe normale.

A livello di umanità, come ho scritto siamo in una fase calante di un ciclo di prosperità che ormai dura da decenni, e in ogni caso a livelli assolutamente superiodi di quelli di 50, 100 o 500 anni fa.

I terremoti, i suicidi, le disgrazie che accadono sono sempre accadute e accadranno sempre. Quello che è cambiato è la nostra percezione di essi. Tornando al famoso secolo scorso, un cittadino romano come avrebbe potuto sapere in tempo reale di uno tsunami avvenuto in Asia, vederne le immagini strazianti e, subito dopo, sapere che c’è stato un omicidio a 400Km di distanza e così via? Le sue notizie sarebbero state invece locali, e generalmente a livello locale la situazione è sempre stazionaria, tranne rari casi in cui accade qualcosa.

Gli avvenimenti straordinari sono, appunto, extra – ordinari. Mettendoli però tutti insieme sembrano diventare ordinari e quindi si può arrivare a pensare che il mondo sia in rovina, qualunque cosa questo significhi.

Tutto questo pistolotto dovrebbe servire a spiegare a quei pochi che credono alle storielle raccontate da persone che cercano notorietà, che si tratta di pure e semplici fandonie. Purtroppo i pochi non sono così pochi, e a volte sono anche famosi e altri li seguono e gli danno credito.

Io trovo che sia vergognoso che la televisione pubblica, pagata con i soldi anche miei, si permetta di spendere anche un solo euro per dare spazio e credito ad astrologi, maghi e messaggeri dell’apocalisse vari, peggio ancora poi quando agli spazi culturali e scientifici viene dato solo un contentino.

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