Il divano di Homer Simpson

L’opening dei Simpson ormai si può annoverare nei classici, con le sue oltre 500 incarnazioni nel corso di 23 anni di programmazione. Famosa fu quella di Banksy, che polemizzava sullo sfruttamento da parte della Fox di cartoonist asiatici:

Stavolta l’omaggio è stato porto da Bill Plympton, un autore e regista statunitense famoso per il suoi clip, addirittura nominati per gli Oscar.

Nella sigla vediamo Homer Simpson giovane, prima ancora di conoscere Marge, con la sua fulgida chioma al vento che corre felice insieme al suo primo amore, il suo divano!

Nei 90 secondi appaiono immagini artigianali, grottesche, oniriche, ma cariche di poesia, in grado di comunicare con una sola scena l’intensità delle emozioni. I colori pastello sono in contrasto con i colori a volte sparati dello show, ma proprio per questo ne sottolineano la delicatezza.

Plympton ci racconta la sua versione della storia del divano più famoso della tv, da sempre trono delle stanche membra del suo sovrano, Homer. L’amore tra i due non è mai terminato, se mai con l’arrivo di Marge si muta in una relazione quasi-segreta tra il marito di casa Simpson e il sofà, una relazione in cui ognuno sa ma nessuno parla.

Curioso che in italiano sia la parola “divano” sia “sofà” siano entrambi sostantivi maschili, mentre invece in lingua inglese i nomi degli oggetti inanimati siano sostanzialmente neutri e rendendo quindi interscambiabili i ruoli in una rappresentazione surreale come questa.

Aspettiamo di vedere presto la 23° stagione in Italia, anche se c’è da ammettere che ormai i Simpson hanno esaurito le idee e si trascinano avanti campando di rendita sulla gloria passata. Personalmente preferisco l’incisività di show come South Park, che ha sofferto un breve periodo di stanca ma si è poi ripreso alla grande, con idee nuove, alcune devastanti, spesso attualissime ma abilmente cammuffate su più livelli di lettura.

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